Per Lucio Gratani
Fieno
Pascolo/Prato
Sulla
Per C.E.G.
Hope
Fieno
Pratica
Cavallo
magro, per farlo ingrassare
Cavallo
stanco
Cavallo
costretto a rimanere in box
Per
problemi digestivi
Antidiarroici
Contusioni
e dolori
Problemi
bronchiali
Problemi
oculari
Tratto da:
C.E.G. Hope, tratto dal suo libro "Come
si Tiene un Cavallo" edito dalle
L.L: Edizioni Equestri, con traduzione
di Laura De Alessio e Andrea
Garbarino. Titolo originale dell'opera:
"Horse Management".
La maggior parte delle persone danno ai
loro cavalli un turno di riposo
alla domenica e una miscela di crusca,
che e' un blando lassativo, ogni
sabato sera: questa e' una pratica
che fareste bene ad imitare.
Per fare un pastone
a base di crusca mescolate circa 1300 gr. di crusca con
acqua bollente, versando
l'acqua sopra di essa; mescolate fino ad ottenere
un morbido impasto
aggiungendo anche dei sali di Epsom (circa una
manciata), coprite
il recipiente e lasciatelo per circa un quarto d'ora,
cioe' finche' e'
abbastanza freddo da potersi mangiare.
Questo pastone dovrebbe essere somministrato
al cavallo come ultimissima
profenda, con l'accortezza di prepararlo
sul momento e non troppo tempo prima.
Se
avete un cavallo che e' diventato molto
magro, il miglior modo di farlo
ingrassare e' di nutrirlo una sera si'
e una no, di notte, con un pastone
di semi di lino e crusca. Fate
bollire a fuoco lento 650 grammi di semi di
lino per circa tre
ore, finche' i grani diventano completamente molli: fate
in modo che quando
i semi sono cotti ci sia ancora nella pentola un livello
di acqua tale da
poterci immergere 900 gr. di crusca. Rimescolate il tutto
come se faceste un
semplice pastone di crusca. Piu' denso e' l'impasto,
piu' il cavallo lo
gradira'.
Un altro modo di servire
i semi di lino e' di fare una gelatina da
mescolare, in quantita'
di circa 250 grammi, con la normale razione
quotidiana. Per far
cio' fate cuocere i semi di lino molto lentamente per
parecchie ore (rimescolandoli
ad intervalli regolari per impedire che si
attacchino alla pentola)
finche' si forma una specie di gelatina che ha la
consistenza dell'amido.
Lo stesso risultato
si ottiene se lasciate i semi di lino a bagno
ventiquattro ore.
Togliete l'acqua, conosciuta come the di lino, e
mescolate pure con
gli altri cibi ordinari perche' e' ricca di sostanze
nutritive.
Per un cavallo
che arriva stanco da un
lungo giorno di lavoro, non c'e'
nulla di meglio di un pastone di semi di
lino o di avena.
Il pastone di semi
di lino e' fatto nello stesso modo di quello descritto
poc'anzi, senza aggiunta
di crusca. Si cuociono direttamente i semi di lino
e poi si filtrano
con un panno di mussola per eliminare i semi e per
somministrare il
residuo come liquido prima che diventi gelatina.
Per fare il pastone
di avena, versate acqua bollente sulla farina d'avena e
lasciate raffreddare.
900 gr. di farina e due galloni di acqua, con un po'
di sale comune, formano
la giusta proporzione. Non c'e' bisogno di
aggiungere il sale
alla razione ordinaria, ma un po' di sale si potrebbe
sempre lasciare nella
mangiatoia, a disposizione del cavallo per i momenti
in cui egli ha voglia
di leccarlo."
Tratto da:" La psicologia, la cura e l'uso
del Cavallo
Le scuole, la forma
fisica e la psicologia del Cavaliere"
Autore: Vincenzo De Maria
Editore: Demetra S.r.l.
La crusca può essere utilizzata come
base di un pastone per cavalli costretti dal
cattivo tempo o da qualche malanno a rimanere chiusi
in scuderia per alcuni giorni, e che quindi possono aver bisogno
di un'alimentazione blandamente lassativa ed energica senza per questo
appesantire lo stomaco.
Basta riempire per
metà un secchio di crusca (arricchendola eventualmente con una manciata
di sale o di avena) e quindi bagnarla con acqua bollente fino a renderla
friabile. Aspettate che il pastone si sia poi raffreddato prima di somministrarlo
al cavallo.
Preparati medicinali utili
in diverse occasioni; sono ricette che possono essere preparate in casa
e sostanzialmente naturali. Alcune di esse poi sono vecchie ricette abbandonate
perchè sostituite con preparati sintetici prodotti dall'industria
farmaceutica. Ve le riproponiamo e per la loro efficacia e perchè
hanno quel fascino di un'antica saggezza di uomini di cavalli.
Le ricette sono tutte facilmente
realizzabili in casa con prodotti acquistabili in erboristeria o in farmacia,
in taluni casi addirittura in drogheria o...dal fruttivendolo.
Preparare da sè i
medicamenti, inoltre, credo aumenti ancora di più il rapporto con
il proprio animale e, in ultima analisi, dà ancora più soddisfazione.
Le ricette sono volutamente
tutte blande, sono state evitate quelle con controindicazioni o con dosaggi
particolari. Chiedete comunque comunque consiglio al vostro veterinario,
anche in relazione ad altre terapie che il vostro cavallo sta eventualmente
seguendo in quel momento.
Raggruppiamo qui i preparati utili per aiutare la defecazione e regolare l'intestino, si tratta di blandi purganti naturali, utili in diverse occasioni
MASCH:
pastone largamente usato in Inghilterra per combattere la stitichezza dei
cavalli.
Con esso si sostituisce
per qualche giorno il pasto serale.
Ingredienti:
1 L di farina d'orzo,
2 L di avena,
3 L di crusca,
1/4 di L di semi
di lino
3 L di acqua calda
Preparazione:
versate in un secchio capiente gli ingredienti e lasciate macerare tenendo
coperto. Rimescolate prima di darlo al cavallo.
Uso e dosi:
va dato al cavallo alla sera al posto del pasto, curando che sia ancora
tiepido. Continuate per 2-3 giorni.
OLIO
DI RICINO: si ricava da un'euforbiacea, Ricinus communis, e
il potere purgante è dato dall'acido rinoleico che si libera nell'intestino
tenue in seguito alla digestione della rinoleina, principale costituente
di questo olio.
L'effetto lassativo
è sempre piuttosto contenuto, anche perchè la peristalsi
provvede ad eliminare l'eccesso di olio.
Ingredienti:
500 g di olio di
ricino
50 g di alcool etilico
Preparazione:
sciogliete l'olio nell'alcool mescolando con cura.
Uso e dosi:
somministratelo per mezzo di un cucchiaio una volta in caso di stitichezza.
In questo caso, invece, si tratta di preparati
che hanno la funzione diametralmente opposta e servono per bloccare diarree
lunghe e fastidiose.
Sono quindi preparati astringenti.
PASTA DI QUERCIA:
La corteccia della quercia contiene una certa quantità di tannino,
che ha un notevole potere astringente. La sua polvere viene perciò
usata per preparare una pasta da dare al cavallo qualora soffra di diarrea.
Ingredienti:
50 g di corteccia
di quercia in polvere,
50 g di semi di lino
in polvere,
50 g di altea in
polvere,
acqua quanto basta.
Preparazione:
mescolate con cura tra loro gli ingredienti fino ad ottenere una pasta
piuttosto densa.
Uso e dosi:
va somministrata per via orale al cavallo in due volte, mezza dose per
volta, a distanza di 8-10 ore.
PASTONE
DI RISO E CRUSCA: Lo si dà al cavallo sofferente al posto
della biada e costituisce un alimento gradito al cavallo e astringente
grazie alla presenza dell'amido.
Anche questa ricetta
si presta quindi in caso di diarrea.
Ingredienti:
2 kg di riso,
50 g di crusca,
4 litri d'acqua
Preparazioni:
fate bollire il riso, e una volta cotto, aggiungete la crusca.
Uso e dosi:
date al cavallo il pastone così ottenuto, comprensivo dell'acqua
di cottura 2 volte al giorno prima del fieno.
A questo gruppo appartengono quei preparati che servono per lenire dolori legati a contusioni o a reumatismi. Si tratta per lo più di linimenti con cui frizionare la parte o di impacchi da applicare.
TINTURA DI ARNICA:dai
fiori e dal rizoma di Arnica Montana si estrae un olio essenziale
con il quale si possono fare delle frizioni in caso di contusioni,
distorsioni o reumatismi.
Ingredienti:
1 litro di alcool,
20 g di arnica,
Preparazione:
lasciate in infusione l'arnica nell'alcool per 72 ore almeno, quindi filtrate
la tintura e versatela in una bottiglia scura.
Uso e dosi:
frizionate la parte dolente con un panno o del cotone imbevuto nella tintura
una volta al giorno.
OLIO
MENTOLATO: Il mentolo presente in questa ricetta ha un buon
potere
antisettico oltre a svolgere una funzione
anestetica locale è perciò indicato
oltre che per il trattamento sintomatico delle
contusioni, anche come disinfettante
per eventuali piaghe.
Ingredienti:
5 g di mentolo,
5 g di guajacolo,
10 g di canfora,
500 g di olio di
ricino.
Preparazione:
mescolate con cura tra loro gli ingredienti e conservate l'olio così
ottenuto in una bottiglia scura.
Uso e dosi:
frizionate la parte dolorante o tamponatela sulle piaghe una volta al giorno.
IMPIASTRO
D'AGLIO: ricetta semplicissima, utile per lenire il dolore causato
dall'artrite
o dai reumatismi.
Non
ha potere curativo, ma serve solamente per
lenire
il dolore.
Ingredienti:
tanto aglio quanto
basta a coprire la parte interessata.
Preparazione:
tritate molto finemente l'aglio crudo fino ad ottenere una crema omogenea.
Uso e dosi:
spalmate la crema d'aglio sulla parte e fasciatela. Tenete l'impiastro
per 3-4 ore. Poichè l'aglio ha un certo potere vescicante, dopo
l'applicazione risciacquate e pulite con cura. Aspettate 3 giorni prima
di ripetere l'applicazione.
LINIMENTO:
si presta molto bene per lenire il mal di
schiena e i dolori renali. Va usato come olio
per effettuare massaggi alla parte dolente.
Ingredienti:
1 kg di spirito saponato,
1 kg di spirito canforato,
150 g di tintura
di arnica,
200 g di ammoniaca,
25 g di ioduro di
potassio,
5 g di essenza di
lavanda,
5 g di essenza di
rosmarino.
Preparazione:
mescolate tra loro energicamente gli ingredienti.
Uso e dosi:
applicatelo sulla parte dolorante eseguendo un massaggio vigoroso in modo
da far assorbire il linimento e far scaldare la parte. Fate un'applicazione
al giorno.
UNGUENTO
CANFORATO: anche questa ricetta serve a combattere
i dolori reumatici, ma è anche molto
utile per riscaldare i muscoli,
ad esempio prima di uno sforzo - un concorso - soprattutto durante
la stagione fredda.
Ingredienti:
800 g di grasso di
maiale,
200 g di canfora
in polvere.
Preparazione:
mescolate con cura la canfora con il grasso di maiale fino ad ottenere
un impasto omogeneo. Riscaldate il tutto a bagnomaria in modo che l'unguento
diventi abbastanza liquido.
Uso e dosi:
applicate l'unguento massaggiando per qualche minuto fino a quando la parte
non si sarà scaldata.
Abbiamo già visto come il cavallo sia sensibile ad affezioni di carattere bronchiale e a tosse, soprattutto se è abituato a vivere in una scuderia riscaldata e non fa un esercizio costante. Le ricette proposte qui sono coadiuvanti della terapia che dovrà mirare all'eliminazione delle cause che hanno portato alla malattia.
TINTURA
D'AGLIO: semplice rimedio che si dimostra particolarmente efficace
nelle malattie da raffreddamento.
Se ne può preparare una dose abbondante che, se tenuta in una bottiglia
ben tappata può durare fino ad un anno - vi consiglio perciò
di applicare un'etichetta con la data di preparazione.
Ingredienti:
150 g di aglio fresco
a pezzi
600 g di alcool etilico
Preparazione:mettete
l'aglio in un vaso e copritelo con l'alcool, tappate e lasciate in infusione
per una decina di giorni, agitando il vaso ogni giorno. Filtrate quindi
il preparato e mettetelo in una bottiglia scura ben tappata. Conservatelo
al fresco.
Uso e dosi:mettete
5-6 gocce di tintura nel cibo del cavallo una volta al giorno fino alla
scomparsa dei sintomi del raffreddamento.
SENAPISMO:
si tratta di uno dei più antichi rimedi contro
le malattie polmonari e la pleurite. Consiste
in un impasto a base di senape da applicare sul torace del cavallo malato.In
caso di laringite si applica sulla gola.
Ingredienti:
3 kg di farina di
senape
acqua tiepida a 37/38
°C quanto basta.
Preparazione:
si fa una pasta semifluida aggiungendo acqua alla farina di senape.
Uso e dosi:
si distende uno strato di 2 cm circa su di una pezza e lo si applica alla
parte tenendolo in posizione più a lungo possibile per mezzo di
fasciature.
PASTA
ESPETTORANTE: altro preparato "povero" ma efficace come espettorante,
utile cioè per liberare i bronchi affetti
da catarro.
Ingredienti:
2 l di latte
300 g di cipolle
bianche tritate
2 spicchi d'aglio
100 g di miele
crusca quanto basta.
Preparazione:
fate bollire il latte con dentro le cipolle tritate e l'aglio per 10 minuti
circa. Fate raffreddare un po', filtratelo e aggiungete il miele e la crusca,
mescolate bene fino ad ottenere una pasta omogenea.
Uso e dosi:
datelo da mangiare al cavallo al posto del pasto serale, anche per più
giorni.
L'occhio del cavallo, così sporgente, è continuamente esposto a possibili ingiurie, corpi estranei, polvere, sabbia. La cura dell'occhio è, perciò, di primaria importanza per la piena efficienza del cavallo. Non potevano, quindi, mancare delle ricette dedicate all'organo della vista.
LOZIONE OFTALMICA:
serve a lavare l'occhio del cavallo quando questo si presenta rosso
e lacrima.
Ingredienti:
30 g di malva
2 g di allume
2 g di canfora
1/2 L d'acqua
Preparazione:
fate un decotto lasciando in infusione per 10 minuti la malva nell'acqua
calda, strizzate le foglie, filtrate e lasciate raffreddare. Aggiungete
gli altri ingredienti e mescolate bene.
Uso e dosi:
lavate delicatamente l'occhio facendo un impacco con la lozione che lascerete
in loco per qualche minuto.
COLLIRIO ASTRINGENTE:
ottimo collirio naturale particolarmente utile quando nell'occhio
del cavallo è finito un qualche corpo estraneo.
Ingredienti:
50 g di foglie di
piantaggine
15 g di corteccia
di quercia in polvere
5 g di sale da cucina
1 L di acqua
Preparazione:
scaldate l'acqua e scioglieteci il sale, mettete quindi in infusione la
piantaggine e la quercia e lasciatele macerare per 15 minuti circa. Filtrate
e lasciate raffreddare.
Uso e dosi:
imbevete un panno nel collirio e tenetelo a mo' di impacco sull'occhio
per qualche minuto, quindi lavate con ancora un po' di collirio. A questo
punto il corpo estraneo dovrebbe essere uscito.
Per il cancro del
fettone:
LIQUIDO
DEL VILLATTE/VERDE RAME:
Solfato di rame
1 parte
Solfato di zinco
1 parte
Acetato basico di
piombo 2 parti
Aceto bianco
15 parti
N.B. : E' preferibile far preparare la soluzione al farmacista, in ogni caso sia nella preparazione che nell'utilizzo della soluzione si raccomanda l'uso dei guanti protettivi in quanto solfato di rame e acetato di piombo sono tossici. E' inoltre meglio stare attenti a non sporcarsi i vestiti: l'aceto è un fissatore naturale, eventuali macchie non andranno più via!
-Lavare bene con acqua
il piede sopra e sotto
-Applicare acqua
ossigenata
-Asciugare con carta
monouso
-Bagnare con un po'
di soluzione dell'ovatta pulita e infilare col curasnetta in fondo alle
lacune
-Ripetere una volta
al dì
-Lavorare il cavallo
tutti i giorni
-Assicurarsi che
la lettiera sia asciutta e pulita
Un'altra ricetta più semplice è
una
soluzione satura di aceto bianco e solfato di rame, con le stesse raccomandazioni
e modo d'uso della ricetta precedente.
Vedi anche la ricetta
seguente.
Per pulire lo zoccolo,
ma
anche per mantenerlo elastico e,
quindi prevenire setole e altri danni. Si
presta anche alla disinfezione del piede,
in particolare del fettone.
LIQUIDO
DI PULIZIA:
Ingredienti:
15 g di solfato di
rame
15 g di solfato di
zinco
5 g di allume
200 g di aceto
Preparazione:
sciogliete i solfati nell'aceto, aggiungete l'allume e agitate con vigore.
Uso e dosi:
in caso di cancro al fettone
disinfettate lo zoccolo ogni giorno, altrimenti
passate il liquido ogni 2-3 giorni.
Per la cura giornaliera
dello zoccolo:
UNGUENTO
PER ZOCCOLI:
Ingredienti:
200 g di cera d'api,
300 g di pece liquida,
1 Kg di grasso di
pecora,
1 kg di grasso di
maiale.
Preparazione:
fate sciogliere il tutto scaldandolo a bagnomaria e mescolate fino ad ottenere
un impasto omogeneo.
Uso e dosi:
spalmatelo sullo zoccolo una volta al giorno.
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Fieno :
Per Lucio Gratani
Fieno
Pascolo/Prato
Sulla
Per C.E.G.
Hope
Fieno
Note
tratte dal libro:
"Elementi di Ippicoltura"
di Lucio Gratani, edito dalla Edagricole di
Bologna nel 1983.
"I fieni, come
noto, derivano dalla trasformazione delle erbe che
sottoposte a particolari
operazioni possono successivamente essere
immagazzinate
a conservate al fine di utilizzarle come alimento principale o integratore
in carenza di pascolo.
Il contenuto in
principi nutritivi a la digeribilita' del fieno sono legati
allo stadio di
maturazione delle erbe al momento della fienagione. Si e' fatto rilevare
come con l'avanzare dello stadio vegetativo aumenti il
contenuto in fibra
grezza, diminuendo nel contempo le proteine, i sali
minerali e la
stessa digeribilita'.
I metodi di fienagione,
imballatura a conservazione influiscono
notevolmente sulla
qualita' e di conseguenza sul valore nutritivo dei fieni.
Il loro valore
alimentare e commerciale e' da valutare in ordine alla
composizione botanica
ed analitica, al colore, all'odore, allo stato di
conservazione,
all'invecchiamento. Si basa pertanto su caratteristiche
organolettiche
(aspetto, odore, consistenza, impurità), botaniche
(composizione
floristica) a chimiche (contenuto in proteina grezza, fibra grezza, sali
minerali, ecc.).
Le operazioni di
fienagione e conservazione comportano calo del valore
nutritivo del
fieno rispetto all'erba per effetto dei processi respiratori
durante la fase
dell'essiccamento, dei processi fermentativi, della perdita in foglie e
semi. Da considerare infine la minore digeribilita a l'aumento del lavoro
di masticazione a di assimilazione richiesto da questo alimento con conseguente
maggiore dispendio di energie da parte del soggetto alimentato.
In riferimento
alla composizione floristica i fieni si distinguono in
polifiti provenienti
da prati naturali a prati-pascoli e di leguminose
(medica, trifoglio,
lupinella, ecc.). Riferiti al taglio assumono il nome
di maggengo, agostano,
terzuolo.
I fieni provenienti
da prati naturali e prati-pascoli possono presentare
una larga variabilita'
delle caratteristiche organolettiche e nutritive
legate, oltre
alle gia' citate operazioni di raccolta, anche e molto
strettamente alla
loro natura polifita. Come noto la composizione
floristica e'
strettamente correlata all'andamento climatico stagionale,
che può
favorire o meno la vegetazione delle diverse specie.
I fieni di leguminose
sono caratterizzati da una maggiore ricchezza
percentuale in
proteine (mediamente 7-12% di proteina digeribile contro il 4-6% del polifiti)
ed una relazione nutritiva piuttosto stretta 1:3 - 1:5, quella dei polifiti
oscilla fra 1:8 - 1:10.
Sono inoltre molto
ricchi di calcio in forma fortemente assimilabile, di
caroteni e vitamine
del complesso B.
Nel caso in cui
l'allevatore sia costretto all'acquisto di fieno occorre
tenga presente
alcuni criteri di esame che, anche senza il ricorso ad
analisi chimiche,
possono dare sufficienti garanzie di buona valutazione del prodotto acquistato.
L'esame deve essere accurato e puntare al rilievo dei:
a) caratteri botanici
per il riconoscimento della composizione floristica
sia per valutarne
la ricchezza e di conseguenza il valore nutritivo, sia
per assicurarsi
che cattive foraggere quali piantaggini, gramigne, giunchi ed altre siano
presenti in quantita' irrilevanti. E da escludere infine la presenza di
piante dannose per la loro tossicita': ranuncoli, ellebori, belladonna,
ferula, ecc.
b) caratteri organolettici quali :
- il colore: pur
variabile a seconda della composizione floristica, nel
fieno di buona
qualita' e' verde chiaro, piu' intenso quello delle leguminose.
- l'odore e' elemento
importantissimo. Quello tipico e' fragrante,
gradevole. La
presenza di labiate (timo, salvia, menta) lo accentua
notevolmente.
Odori sgradevoli di muffa, di catrame, di riscaldato, di
marcio devono
far valutare negativamente il fieno in esame.
- la consistenza:
un buon fieno deve essere tenero, morbido, ricco di
foglie, senza
steli duri. Da respingere fieni grossolani, poveri di foglie,
con steli legnosi,
che abbiano subito i danni conseguenti a pioggie e umidita'.
- l'impurita: da
respingere fieni contenenti terra o altri corpi estranei
dovuti a cattiva
raccolta, muffe, acari, detriti. Tali fieni sono
particolarmente
pericolosi nel cavallo perche' provocano gravi irritazioni laringee e bronchiali,
a lungo andare possono determinare anche enfisema polmonare. L'accumulo
di terra e sabbia net tubo digerente e' frequente causa di gravi coliche.
Nell'alimentazione
del cavallo e' molto apprezzato il fieno di prati
polifiti del taglio
maggengo.
La percentuale
delle leguminose, specie dei trifogli, non deve essere
eccessiva ad evitare
possibili disturbi digestivi. Tra i fieni di
leguminose il
piu' adatto, anche se piu' raro, e' ritenuto quello di
lupinella, che
pur avendo un contenuto proteico piu' basso non provoca
meteorismo ed
i sopra accennati disturbi.
Si possono concludere
queste brevi note dedicate ai foraggi [parte
precedente del
capitolo ndr] riassumendo la loro importanza
nell'alimentazione
del cavallo per l'apporto di volume, di sostanze
energetiche e
proteiche, di vitamine a sali minerali. Come gia' ricordato la parte preponderante
dell'energia è fornita dalla trasformazione delle cellulose.
Il fieno inoltre
e' uno degli alimenti piu economici.
I polifiti costituiscono
i fieni ideali per la loro interazione. Le
leguminose infatti
forniscono alla razione una buona componente proteica,mentre le graminacee
condizionano l'effetto irritante, meteoritico e lassativo delle prime.
Del tutto sconsigliabili
sono gli insilati che per l'abbondante contenuto
in sostanze tossiche
derivate dalle fermentazioni incidono negativamente sulla funzionalita'
del delicato apparato gastro-enterico del cavallo."
Lucio
Gratani separa
anzitutto il discorso
tra pascolo e prato.
Per il pascolo dice:
"Il pascolo ideale per il cavallo e' rappresentato
da un equilibrato
miscuglio di graminacee e leguminose. Fra
le prime molto appetite le poe,
le festuche, le fleo, i logli [e qui siamo
sul rye-grass...]. Fra le
leguminose di grande valore nutritivo le
mediche ed i trifogli. Minore
importanza riveste la presenza di altre
famiglie: composite, ombrellifere,
crucifere, molto spesso scartate durante
il pascolamento ed appetite solo
dopo affienatura."
Parlando invece del fieno (prato):
"....Nell'alimentazione del cavallo e' molto
apprezzato il fieno di prati
polifiti del taglio maggengo.
La percentuale delle leguminose, specie
dei trifogli, non deve essere
eccessiva ad evitare possibili disturbi
digestivi. Tra i fieni di
leguminose il piu' adatto, anche se piu'
raro, e' ritenuto quello di
lupinella, che pur avendo un contenuto
proteico piu' basso non provoca
meteorismo ed i sopra accennati disturbi."
Infine ancora sulla "sulla" (dalla EST):
"Sulla (Hedysarum coronarium). E' una specie
rustica, particolarmente
resistente alla siccita', non invece al
freddo. Vegeta bene soltanto in
presenza di Batteri simbionti localizzati
sulle radici. Questa foraggera
predilige terreni argillosi e occupa il
terreno per due o tre anni,
alternandosi per lo piu' con colture di
cereali."
Lucio Gratani e' un veterinario che ha esercitato a Pinerolo e a Grosseto e poi all'Istituto di Incremento Ippico della Sardegna (ne era il Direttore almeno dal 1973 al 1983).
Ecco quello che dice
sul Fieno C.E.G. Hope nel suo libro "Come si Tiene
un
Cavallo" edito dalle
L.L: Edizioni Equestri, con traduzione di Laura De
Alessio e Andrea
Garbarino. Titolo originale dell'opera: "Horse Management".
"Fieno e erba.
II fieno e' erba verde di varie specie,
che e' stata tagliata a fatta
seccare in un fienile. Questa essicazione
causa un notevole cambiamento
nelle proporzioni dei suoi componenti:
in particolare gli alimenti
energetici accrescono la loro importanza
a aiutano notevolmente la
digestione. Gli elementi costruttori di
muscoli aumentano anch'essi mentre
il contenuto di acqua scende di colpo.
Roger Pocock, che viaggio' con un cavallo
da tiro dal Canada alla
California, noto' che l'erba maturata ed
essicata dal sole aveva costituito
un alimento sufficiente per il suo cavallo
nel corso di tutto il viaggio,
terminato in buone condizioni.
I cavalli montani e di brughiera si sviluppano
vigorosi pur cibandosi
soltanto di fieno, senza aggiunte di avena
o di altri cereali.
Nonostante tutto, il fieno non e' sufficiente
per quei cavalli che
sostengono una grossa mole di lavoro o
per cavalli di grandi proporzioni.
Questo alimento infatti, non essendo concentrato
come l'avena, "riempie"
molto. Le sue funzioni, oltre a quelle
di contribuire alla costruzione dei
tessuti a aIla creazione di energia, consistono
nell'aggiungere volume al
pasto e nell'aiutare la digestione.
Il fieno inglese e' generalmente di due tipi: da prato e da seme.
Il fieno da prato viene ottenuto da un terreno
destinato a quello scopo da
molto tempo.
Il fieno da seme invece e' seminato a rotazione
e si puo' lasciare per uno,
due o tre anni. Viene valutato a seconda
dal numero di anni.
Il fieno da prato contiene una gran varieta'
di erbe ed ha un suo tipico
aroma; molti pensano, compreso l'autore,
che sia insuperabile. Il fieno
puo' provenire da prati artificiali (di
erba medica, di sulla, di
lupinella) a da prati naturali (e allora
e' piu vario e nutriente). I
migliori fieni sono quelli tagliati su
prati ad alte quote.
Il fieno raccolto in maggio si dice maggeno
ed e' il migliore. Quello
raccolto in agosto si chiama agostano o
di secondo taglio. Il terzuolo o
settembrino non e' di buona qualita e non
viene usato per i cavalli (n.d.t.).
Il fieno da seme contiene una quantita'
minore di erbe vere e proprie, ma
una quantita' notevole di altre specie
di erbaggi. Quasi sempre e' piu'
coriaceo del fieno da prato e cresce abbondante.
Generalmente e' migliore,
quanto a potere nutritivo, rispetto a quello
da prato. Il buon fieno deve
essere verdastro o di colore bruno pallido
(ma non giallo), croccante ma
non facile a rompersi nella mano, di gusto
zuccherino. Inoltre dovrebbe
avere quella ben nota fragranza che sempre
associamo all'erba appena tagliata.
Le erbe devono essere fiorite e tagliate
prima della formazione dei semi.
Non vi devono essere muffe o tracce di
sporcizia. Evitate il fieno nerastro.
Se non potete immagazzinare una grande quantita'
di fieno, cioe' piu' o
meno una tonnellata, la miglior soluzione
consiste nel comprare il fieno in
una volta sola ma di lasciarlo nel fienile,
facendovene mandate solo un po'
alla volta.
Il miglior fieno da comprare e' quello vecchio
con piu' di 6 mesi e meno di
diciotto. Il fieno giovane e' piu' soffice
e piu' dolce e contiene piu'
erba che il vero fieno; dopo 18 mesi la
qualita' del fieno comincia a
deteriorarsi a scapito del potere nutritivo.
Dovete stare attenti nell'ordinare il fien,
perche' se fate l'ordinaziane,
diciamo alla meta' di ottobre, potete ottenere
il fieno dell'estate,
tagliato in giugno e percio' piu giovane
di 6 mesi almeno e il commerciante
sara' giustificato e onesto nel considerarlo
fieno invecchiato. La ragione
di cio' sta nel fatto che si deve fissare
una data, arbitraria quanto si
voglia, per separare il fieno vecchio da
quello nuovo: il giorno e' il 29
settembre, festa di San Michele, che fa
diventare "vecchio" il fieno.
Percio' indagate sempre sul periodo in
cui e' stato tagliato.
Il fieno viene somministrato in due modi:
Iungo, come supplemento della
razione ordinaria, oppure trinciato e mischiato
ad una razione di granaglie.
La paglia puo' essere talvolta impiegata
in sostituzione del fieno, nel
qual caso deve essere paglia di avena.
Non ha un gran potere nutritivo, ma
contiene molte fibre legnose che sono pure
utili.
Dovrebbe essere somministrata al cavallo
sminuzzata, non lunga, come
supplemento al posto del fieno se il cavallo
mangia molta avena, diciamo
cinque chili, essendo in tal caso migliore
del fieno dal punto di vista
della sua digestione.
Il cibo verde, formato dalle erbe verdi
che poi costituiscono il fieno (
l'erba medica, la lupinella, il trifoglio
) si puo' mescolare con gli
alimenti ordinari in primavera e in estate,
ma solo in piccole quantita' e
gradatamente. Tutto il cibo verde ha un
effetto lassativo e il cavallo ci
si deve abituare gradatamente. Esso viene
ovviamente usato come premio e
come leccornia, al pari delle carote, delle
mele e degli zuccherini.
L'erba medica e' uno degli alimenti migliori.
Se avete un pezzo di terra
coltivato a erba medica vicino alla scuderia,
ne trarrete un sicuro
vantaggio. Sia come erba che per fieno,
l'erba medica deve essere tagliata
prima della fioritura, durante la quale
perde la maggior parte delle sue
qualita' nutritive."
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